Vincenzo Guarracino, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore, è nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como.
Ha pubblicato, in poesia, le raccolte Gli gnomi del verso (1979), Dieci inverni (1989), Grilli e spilli (1998), Una visione elementare (2005); Nel nome del Padre (2008); Baladas (2007); Ballate di attese e di nulla (2010).



FILASCIOCCHE


 COME UN'ELEGIA

Come in un’elegia
fiorivano i roseti
in festa era ogni via
l’anno col suo segreto

Un gioco era presago
di ciò ch’era nel nome:
il sogno era in agguato
o forse era illusione

Solo fra te e la luna
l’estro di un sol pensiero:
è giusto? Oltre la cruna
l’ego va all’accadere



C'ERA NEL SOGNO

C’era nel sogno tanta acqua
tanta gente gridava gridava
all’impresa lo sforzo arrideva
la luna ammoniva che destino

era, rete di braccia per andare
lontano lontano ove fioriva
lo stupore della gonna la sua mano
la mia in un caldo che indovina

il gusto all’approdo come lieve
vertigine del frutto a tale fuoco
il miele dei giorni  ebbe il suo roco
riso nel chiaro oltre il mattino

quanto quieto a quel segno sovveniva
la favola di luce resa a entrambi
felici per un secolo un istante
in veglia ove storia è cortesia



L'ARIA DEL PIÙ SEGRETO

Quando un sogno all’ormeggio
tende la sua ala al viaggio
come sfidando il vento
riso si fa il lamento.

Oh che da tante foglie
sbocciassero alfin le voglie
l’aria del più segreto
cielo senza divieto.

Dipinta all’orizzonte
lieve s’alza una piuma
spera che dietro il monte
vegli per lei la luna



BALLATETTE


NEL TEMPO DEI SUOI TANTI

Nel tempo dei suoi tanti
viaggi son scritti sulle
piume di tante culle
gli anni che non ha più

Ah la sua cera come
lieve si strugge d’ali
forse il suo stile tali
forme ha dell’apparir

che più sgomento il giorno
sogna la propria traccia
mentre nella bonaccia
tregua non fu il sospir.

Il suo contorno illude
l’estasi di un mistero
l’orma che occlude un velo
apis pondere levior;

ma forse andare un lusso
nel rito dal lei al tu:
l’attesa fu mai virtù
o solo il qui già sa?



BALLATA DI UN SOGNO FESTIVO

Tu, anima mia, che hai rossori
come una pavoncella o un tulipano

tu che sei felicità appesa a un filo
vertigine che ti naufraga sul seno

al tepore dove i sogni fanno luce
nell’arsura ove si radica il pensiero

è tempo ora d’incanto è qui l’aprile
col magico del suo spasimo in un nome

per te un inno farò di malva e miele
al buon incantator di darci scampo

ma è fonda ogni notte senza più niente
la notte fatta vuota oltre il tramonto

nel rito dell’inchiesta del suo altrove
l’inizio è dove nulla più sorprende.



BALLATA DI UN SOGNO FERIALE

Il sole in penombra la vita alle spalle
Un cielo è la stanza di attese e di nulla

A farci da coltre una voglia di stelle
La rosa una valva di perle corolla

E ci porta del mare la foga di mille
Marosi del sogno l’arena che abbaglia

Rinfranca il tuo nuoto il mio se vacilla
E il tuo cuore una luce solo a un dono somiglia



SCHERZO

Ubriacato dalla voglia io cercavo
i petali per toglierli alla rosa

Tremante li sfogliavo fino all’oro
finché il sogno non si perse nel sussurro

“mi dispiace!” fu il suo alito a svegliarmi
al telefono il suo etimo il mio olimpo

l’oro allora fu più oro senza tulle
senza petali il suo caldo alla mia pelle

tra le pagine si disfa ora la ninfa
come un sogno che non sa ove ritrovarmi



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